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Archivio di Stato di Firenze

Ritratto di Magalotti inciso da V. Franceschini su disegno di G.D. Ferretti (ASFi, Carte Gianni, Codici, 20)


Messaggio della Direzione Generale Archivi


Dantedì 2020


Curatela

Progetto a cura di:
Fabio D'Angelo, Giordano Turchi
marzo 2021


Dantedì

Archivi di dantisti in Toscana: Lorenzo Magalotti

Cenni biografici

Lorenzo Magalotti nacque a Roma nel 1637 da una nobile famiglia fiorentina; morì a Firenze settantacinque anni dopo.
Uomo poliedrico amante delle arti e delle scienze, membro dal 1656 dell’accademia della Crusca, Magalotti fu per quasi tutta la sua esistenza uomo di corte e diplomatico al servizio dei Medici, prima del cardinale Leopoldo, poi del granduca Ferdinando II e, in ultimo, del granduca Cosimo III, attività che gli valse anche il titolo di conte di Belmonte conferitogli dall'imperatore.
Gli interessi a tutto tondo di Magalotti trovano riflesso nella sua eterogenea produzione letteraria. Il suo metodo di lavoro, tuttavia, fortemente influenzato dalla sua insaziabile sete di conoscenza, si caratterizzava per la tendenza a lasciare incompiute opere già avviate per iniziarne di nuove: ciò spiega la ragione per cui molti dei suoi scritti furono pubblicati postumi, pur essendo largamente conosciuti dagli studiosi suoi contemporanei, grazie alla larga circolazione in forma manoscritta.
Un esempio è rappresentato dal Comento sui primi cinque canti dell’Inferno di Dante, edito solo nel 1819 (Milano, Regia Stamperia). Con quest’opera Magalotti si inserisce a pieno titolo in un filone culturale che nella Firenze del Seicento aveva trovato terreno fertile, al punto che la città dei Medici era divenuta uno dei centri più attivi per gli studi su Dante. L’intento dell’autore del Comento, tuttavia, sembra non fosse tanto quello di offrire un saggio di critica interpretativa, quanto quello di divulgare la bellezza del Poema.

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Il fondo Magalotti in Archivio

Del profondo amore del conte Lorenzo per Dante si trovano tracce tangibili nell’archivio della famiglia Magalotti ramo di Bese di Guido, custodito presso l’Archivio di Stato di Firenze, dove giunse nel 1972 per acquisto dall’ultimo erede, Paolo Venturi Ginori Lisci.
Il fondo comprende documentazione che data a partire dalla metà del XV secolo. Il nucleo riguardante il nostro dantista si caratterizza per la presenza di alcune filze miscellanee, segnate nell'inventario come “Manoscritti Magalotti”, comprendenti, tra gli altri, carteggi a carattere familiare, ufficiale e scientifico del conte e di altri membri della famiglia, insieme a componimenti letterari, relazioni scientifiche, storiche e filosofiche, lezioni accademiche e appunti di mano del conte.

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"Studi sopra Dante"

Tra gli appunti manoscritti e le lezioni accademiche, si conservano diverse carte che testimoniano dell’attività magalottiana di studio della Commedia dantesca. In particolare, le filze segnate con i numeri 180 e 202, se da un lato contengono in bozza parte dei contenuti che in seguito confluiranno nel Comento dei soli cinque canti iniziali della prima cantica, dall’altro rivelano uno studio altrettanto scrupoloso, attento soprattutto agli aspetti culturali e linguistici connessi al capolavoro dantesco, esteso ad altri canti, non solo dell’Inferno, ma anche del Purgatorio e del Paradiso.
La filza n. 180 contiene diversi inserti; uno di questi, intitolato in costola Lezioni accademiche, comprende a sua volta 13 inserti; il n. 7 (che consta di 15 carte non numerate) riporta sulla prima carta la dicitura Studi sopra Dante: titolo in apparenza banale, che si carica però di un significato ben preciso se lo leggiamo alla luce di una lettera di Magalotti edita nel Comento (pp. 97-100).
Nella lettera, scritta a Firenze nell’ottobre del 1665 e indirizzata a «M. Ottavio amatissimo», Magalotti scrive:

A quest’ora averesti veduti i miei commenti sopra Dante, o almeno parte di essi. Fa una cosa: vuoi? Chiamali note, studj, riflessioni, o in qualch’altra maniera simile (perché tu li badi a chiamar commenti, io mi assuefo a chiamarli così ancor io, ch’è che non mi scappa detto, dove sia qualcuno […] Ma avverti ch’io te li manderò con un patto, che tu me li fiorisca di tue riflessioni, e dove ti parrà a proposito me gli arricchisca di luoghi simili di Poeti greci e latini, cosa ch’io al presente non sono in grado di poter fare, per mancare della letteratura di essi.

Il brano testimonia di una pratica consueta, in virtù della quale, terminato il commento a un canto, Magalotti era solito mandarlo agli amici per riceverne un parere. Non è quindi un caso che la genesi del Comento sia indicata dalla critica nelle Lettere familiari.
All’opera pubblicata nel 1819 rinviano tuttavia anche gli appunti contenuti nel fascicolo della filza 180, al punto che è possibile riscontrare, in riferimento a diversi passi, una corrispondenza precisa tra le carte manoscritte e il testo edito.

Alcune immagini tratte da ASFi, Magalotti, 180, ins. 170, 7:

"Spogli di Dante"

La filza n. 202 (cc. 139 scritte) è, al contrario della precedente, interamente focalizzata su Dante (in costola si legge Spogli di Dante), e contiene, in particolare, uno spoglio della seconda cantica, il Purgatorio.
Magalotti, secondo Francesco Redi, conosceva «quasi tutto Dante a memoria» ed era solito impreziosire i propri scritti con citazioni dantesche, emulando la vis di Dante anche nella sua produzione lirica. Nella filza 202 si ravvisa compiutamente l’attenzione del conte per locuzioni, termini e citazioni usati da Dante nel Purgatorio: a partire da una parola o da un’espressione, egli stila una sorta di repertorio con rimandi puntuali al canto e al verso in cui tali locuzioni compaiono.

Alcune immagini tratte da ASFi, Magalotti, 202: